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Opportunità per le imprese

Strumento ormai imprescindibile per incrementare la capacità innovativa dell’azienda si stanno dimostrando la strada giusta per accedere a nuovo know how ed economie di scala. L’analisi e le proposte di Marco Montini di Tool for training

Reti di imprese, ecco perché condividere fa crescere la competitività

Nell’era dell’economia digitale di Industria 4.0, assumono nuovo significato e un rilievo tale da poterle definire come uno strumento imprescindibile per fare crescere la competitività dell’azienda e la sua capacità innovativa. Le Reti di imprese, definite anche “forme di aggregazione di imprenditori attorno ad un progetto”, dopo anni di incubazione, conoscono finalmente una stagione di sviluppo. Condividere know-how e risorse umane per accedere ad opportunità di mercato che da soli resterebbero fuori dalla portata. Realizzare importanti economie di scala e riqualificare le competenze, sono i vantaggi più evidenti del fare Rete. Ma il processo, specie per le piccole imprese, non è semplice. Servono visione, fiducia e il dialogo con nuove figure professionali, come il Manager di rete, capaci di indirizzare e supportare le aziende lungo il percorso, come spiega Marco Montini di Tools for Training (coach, consulente ed esperto di gestione e sviluppo delle risorse umane, change management, team building) che su questi temi tiene anche corsi formativi per Ecipar Bologna, la società di formazione di Cna Bologna. Per informazioni: www.eciparbologna.it,


Montini, con Industria 4.0 e gli incentivi messi in campo dal Governo italiano per agevolare il passaggio a questa nuova fase del sistema produttivo, il tema delle Reti di imprese sembra assumere nuovi significati e rilievo. E’ d’accordo e cosa sono oggi, a diversi anni dalla loro introduzione, le Reti di imprese?
Nel contesto competitivo così come oggi lo conosciamo, gli imprenditori delle PMI sono spinti a portare dentro le proprie imprese i benefici delle economie di scala. E per fare questo uno degli strumenti esistenti più coerenti e potenti è appunto quello della Rete di impresa che permette di aprirsi a collaborazioni strategiche e continuative per fare “massa critica”. Per avere accesso, in altre parole, a quel know how, a quelle opportunità e risorse, che altrimenti rimarrebbero fuori dalla loro portata, rendendo di fatto insostenibile la concorrenza con le grandi industrie.
Inoltre, il poter accedere al know-how senza doverlo necessariamente acquisire all’interno dell’azienda – come invece accade nell’accezione tradizionale del fare impresa – consente altresì di diminuire sia il rischio che i costi.
Le reti sono oggi uno strumento imprescindibile, un metodo innovativo di fare impresa che hanno gli imprenditori per incrementare la propria competitività e la propria capacità innovativa.

Come si costruisce una Rete di imprese?
Il processo di costruzione delle reti è in genere graduale e si caratterizza per il passaggio da reti informali a reti programmate e pianificate. Spesso la rete informale nasce spontaneamente per realizzare obiettivi di efficienza.
La rete si costruisce consapevolmente quando gli imprenditori trovano convenienze ad aggregarsi per scopi comuni a partire da un’idea generatrice. Attenzione, mai per un’opportunità di finanziamento o abbagliati dal fascino irresistibile di una moda. L’idea della rete nasce da imprenditori che rilevano l’opportunità che il mercato offre e che hanno il coraggio di confrontarsi apertamente con loro colleghi, con spirito collaborativo. Ecco perché la rete nasce frequentemente dalle conoscenze personali dell’imprenditore.

C’è un fattore preponderante per il successo del processo di Rete?
La fiducia è la parola chiave che sta alla base del modello della rete. Fiducia in se stessi che permette di andare verso questo modello senza pre-giudizi e facili stereotipi, nella consapevolezza delle difficoltà da incontrare, certo, ma anche nella ferma convinzione di avere le qualità per superarle positivamente.
Di fronte a tali sfide la maggior parte delle persone altalenano tra la fiducia cieca e la diffidenza più cupa; in realtà solo una parte coglie una terza alternativa, quella della fiducia intelligente. Un mix tra propensione alla fiducia, capacità di analisi e di valutazione delle opportunità e dei rischi, cura della credibilità.

Quali i vantaggi e le opportunità che derivano dal mettersi in Rete e quali le principali sfide e difficoltà da superare?
Parto dalle sfide. La principale tra le sfide è di ordine mentale. Non accontentarsi di avere un comportamento re-attivo di fronte a situazioni nuove, ma coltivarne uno generativo. Avere, in altri termini, la capacità di voler rispondere a problemi nuovi con occhiali diversi dal passato, generare appunto mappe differenti per leggere le situazioni e comportarsi di conseguenza, senza perpetuare vecchi modelli, che pure hanno dato soddisfazione e successo.
Poi, una volta compreso intimamente il nuovo paradigma, si tratta di definire e condividere una strategia comune. Analizzare i processi chiave, evitando sovrapposizioni e ricercando le integrazioni, per definire e pianificare specifici obiettivi al fine di concordare concretamente le modalità per cogliere le opportunità presenti sul mercato.
Il vantaggio strategicamente più rilevante sta nel fatto di poter accedere ad opportunità di business nuove ed aggiuntive per la singola impresa, che altrimenti sarebbero precluse. Poi, esistono dei vantaggi di riduzione del rischio, di abbassamento dei costi e di riqualificazione delle proprie competenze.

Dal suo punto di osservazione qual è la situazione ad oggi in Italia e nella nostra regione e quali i fattori critici su cui operare?
La crescita delle Reti di impresa continua senza sosta e coinvolge un sempre maggior numero di PMI sia a livello nazionale che, in proporzione ancora maggiore, nella nostra regione.
Le nostre PMI sono però, spesso, ancora troppo piccole per gestire integralmente il processo di internazionalizzazione con risorse proprie. Alcune vi rinunciano, altre si limitano a essere presenti in pochi mercati perché non riescono a studiare come affrontarne altri. A tale proposito condividere ulteriormente strumenti significherebbe aumentare di molto le loro possibilità di vincere la partita sui mercati globali.

Come in ogni modello organizzativo anche le Reti di imprese prevedono nuove figure professionali e manageriali. Quali le principali, le competenze richieste e i percorsi formativi da mettere in campo?
E’ sempre più inderogabile la formazione di una figura manageriale in grado di accompagnare e sostenere le imprese nei processi di innovazione mirati alla creazione e allo sviluppo di reti collaborative strategiche per il loro riposizionamento in segmenti a più alto valore aggiunto.
Il Manager di rete risponde ad esigenze specifiche e formalizzate di imprese che, superando il modello dei distretti basato principalmente su relazioni spontanee, ricercano forme aggregative, formali o informali, che siano progettate, sviluppate e gestite secondo accordi e linee programmatiche specifiche e mirate ad un obiettivo determinato (internazionalizzazione, innovazione di prodotto, logistico, produttivo, di ricerca, ecc.). Proprio su questo profilo professionale Ecipar ha progettato un percorso (premiato da un finanziamento da parte della Regione Emilia-Romagna) che ne coglie le modalità del lavoro più calzanti e che saranno sempre più presenti in futuro.
Il lavoratore non lavorerà più principalmente in un’unica azienda, con l’orologio o il cartellino, ma a progetto o a risultato, e probabilmente sarà un lavoratore che avrà più datori di lavoro. Questo darà luogo a logiche di co-employment. Proprio le Reti di imprese potrebbero aiutare a far girare le conoscenze, le competenze e a creare innovazione grazie al contributo e all’interazione di persone che, pur potendo essere distaccate, appartengono all’intera rete. Le imprese, infatti, pur sapendo comunicare sui processi produttivi, hanno bisogno di qualcuno che le aiuti a interpretare i dati, formare le persone, studiare i processi produttivi e creare le interconnessioni.

Marco Montini


Laureato in Psicologia sociale, ha conseguito poi un Master per Professional Coach della durata biennale.
Ha lavorato per vent’anni in organizzazioni di servizio alle imprese ricoprendo ruoli manageriali con responsabilità di sviluppo organizzativo, change management, gestione e sviluppo dei collaboratori, fino ad arrivare ad incarichi di direzione generale.
Dal 2015 è fondatore, socio e amministratore di Tools for Training, per cui realizza attività di coaching, formazione, consulenza e ricerca-azione sui temi della comunicazione, gestione delle relazioni, team building, motivazione, organizzazione, gestione e sviluppo delle Persone. Essendo stato atleta di livello internazionale, utilizza inoltre spesso e volentieri lo sport come metafora di sviluppo delle competenze e delle performance individuali.
E’ coautore di ricerche e pubblicazioni per Enti vari.