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L'approfondimento economico

“Dalla graduatoria che riguarda il tasso di occupazione a 5 anni dalla laurea: primo posto Ingegneria 88,5%, secondo Economia 86,6%”

L’economia e la scuola

Prof. Piero Cenerini
Prof. Piero Cenerini Dottore commercialista Docente di Economia aziendale

di Piero Cenerini
pierocenerini@outlook.it

Migliaia di ragazzi delle scuole del terzo quarto e quinto anno delle scuole secondarie superiori non conoscono nulla di economia.
Ma come faranno a vivere nella loro famiglia (che come sappiamo è tutto sommato una azienda e come tale va amministrata) e capire il rendiconto dell'amministratore del condominio e come faranno a conoscere la situazione economica e finanziaria della azienda nella quale lavorano se non sanno leggere il bilancio perché non sanno neppure che del bilancio se ne può prendere una copia alla Camera di Commercio e a comprarsi una casa senza poter leggere il bilancio della impresa edile dalla quale acquistano l'immobile: quale sarà la sorte dell'anticipo pagato al compromesso se l'azienda viene dichiarata fallita?
Sono fuori da questo buio totale solo i Ragionieri come lo è stato il Rag. Fantozzi capace di farci ridere e capace di portare a livelli altissimi il modo di gestire il suo cabaret.
Questa è la situazione di chi cessa gli studi all'esame di maturità.
Per i laureati vedremo di seguito come la matricola, avendo potuto organizzare un piano di studi, riesca a superare il problema sopra evidenziato.
Rimaniamo fra i diplomati.
Vedo con grande interesse il comportamento di chi nel periodo estivo cerca un posto di lavoro in cui fare uno stage.
Ottima è la utilità di questa strada: lo studente comincia a capire che cosa è una azienda, si impegna con precisione a svolgere la mansione che gli è stata affidata, capisce l'importanza del gruppo, matura il rispetto verso chi ha pratica, con riconoscenza; il datore di lavoro percepisce che è arrivato un “aiutino”, con poca spesa o gratis e prova ad aumentare il grado di difficoltà del lavoro assegnato evitando, se ricorda il suo passato, di attribuire all'allievo solo lavori ripetitivi.
Può succedere che una volta terminati gli studi l'imprenditore si ricordi del suo praticante e lo assuma come dipendente in azienda.
Se il diplomato continua e si iscrive all'università scopre con grande interesse che entro certi limiti può scegliersi un piano di studi che consenta di evitare la mancata conoscenza della micro e macro economia.
Voglio in particolare fare riferimento alla laurea in ingegneria.
E' noto che diventare ingegnere è un traguardo molto duro da raggiungere. C'è tanta matematica da studiare e spesso gli studenti cessano gli studi o cercano una facoltà più facile.
La matematica sviluppa l'intelligenza e capita frequentemente di vedere un ingegnere seduto sulla sedia dell'amministratore delegato.
L'ingegnere è intelligente, capisce il bilancio (ma proprio tutto?) e poi, parliamoci chiaro, ha trovato il tempo di leggersi le dritte che Adamo Smith ha detto con tanta chiarezza, nel suo capolavoro intotolato "La ricchezza della nazione". E la statistica? E il calcolo delle probabilità? E il marketing? Già perché l'ingegnere è in grado di progettare un prodotto, ma poi chi lo vende?
E allora si spiega perché una branca della facoltà di ingegneria si chiama INGEGNERIA GESTIONALE.
Con questa laurea, l'Amministratore delegato gestirà meglio la sua azienda e così l'imprenditore-presidente della società sarà più tranquillo di realizzare profitti e salvare il proprio capitale.
Ciò risulta anche dalla graduatoria che riguarda il tasso di occupazione a 5 anni dalla laurea:

• Primo posto Ingegneria 88,5%
• Secondo posto Economia 86,6%